Internet inquina, i datacenter corrono ai ripari
- Written by Donato A. Menga
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Chi avrebbe mai pensato al fatto che una ricerca su Google determinasse una emissione di Co2 di circa 7 grammi? Eppure secondo un ricercatore di Harward è proprio così e già nel 2012 Focus ne dava ampia notizia sia sulla versione cartacea che sul web.
Addirittura, di lì a qualche settimana Eric Fischer, uno sviluppatore di Google appassionato di mappe, avrebbe diffusosul proprio profilo di Flickr una immagine impressionante del mondo illuminato dall'interazione degli utenti: un puntino rosso per ogni immagine georeferenziata pubblicata e un puntino bianco per ogni tweet. Il risultato è che Europa e Nord America sono illuminati a giorno!
Tutta questa "interazione" ha un costo ambientale strettamente connesso con il consumo energetico dei server, dei computer, della rete e del fatto che gran parte di quella energia è ancora prodotta con fonti fossili. Secondo i calcoli cui ho già fatto riferimento, quindi, l'invio di tre email equivale ad un 1km di strada percorsa con una automobile di media cilindrata e ogni server produce, in media, da 1 a 5 tonnellate di Co2 all'anno. Internet, quindi, che per definizione appare come uno strumento pulito, "dematerializzato" e per questo non sprecone (basti pensare al parallelo che spesso si fa tra i giornali cartacei e le notizie lette online), alla fine inquina come l'intera aviazione mondiale (intesa come somma delle aviazione nazionali).
Così i Datacenter (primi fra tutti i colossi tra cui Google, Facebook, ecc.) stanno reinventando la propria architettura in chiave più sostenibile: strutture più attente al risparmio energetico, studiate secondo le più moderne tecniche architettoniche indirizzate a sfruttare le caratteristiche naturali del territorio su cui le web farm nascono e, infine, fonti rinnovabili di energia per alimentare i server e climatizzare gli ambienti, giacché uno dei problemi principali è quello di mantenere a temperatura costante gli ambienti per ottimizzare le prestazioni delle macchine.